Il Trono di Spade: i migliori 10 episodi

Manca ormai pochissimo alla tanto attesa premiere della settima stagione di Game of Thrones, e quale modo migliore di ingannare l’attesa se non passando a rassegna i dieci episodi che hanno fatto dello show targato HBO una delle serie più importanti e discusse degli ultimi anni?

Prima di iniziare una piccola premessa: una classifica del genere tende inevitabilmente a concentrarsi su quelle “puntate evento” che grazie a morti eccellenti, battaglie epiche e momenti iconici hanno reso il Trono di Spade molto più di una semplice serie di successo, fino a trasformarla in vero e proprio fenomeno culturale che tra tifi da stadio, accese discussioni e complicatissime teorie è riuscito a catalizzare ininterrottamente l’interesse del pubblico per ben sei anni. Non va però dimenticato che tanta della forza di questi episodi deriva dal lavoro certosino di world e character building che Benioff e Weiss hanno portato avanti nel corso delle stagioni nonostante le difficoltà insite nel maneggiare un materiale letterario vasto e complesso come quello martiniano e che, insieme alla bravura del cast e alla sempre crescente qualità produttiva, costituisce il vero fondamento del successo di Game of Thrones.

10. 4×09 The Watchers on the Wall

Ad aprire la classifica troviamo un episodio di battaglia: pur patendo il confronto sia con il suo diretto predecessore, “Blackwater”, di cui non possiede l’elemento sorpresa, che con i successivi “Hardhome” e “Battle of the Bastards”, di cui non eguaglia la maestosità, il racconto del conflitto tra Bruti e Guardiani della Notte alla Barriera resta infatti uno dei picchi più alti dello show HBO.  Grazie all’ottima regia di Neil Marshall, l’epicità dello scontro si bilancia alla perfezione con il dramma dei singoli  – pensiamo alla morte di Ygritte tra le braccia di Jon Snow, o al sacrificio di Grenn e dei suoi compagni –, dando vita a un’ora di tv estremamente coinvolgente.

Tutti i momenti in cui la Storia ha influenzato Game of Thrones

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Quando è la realtà a saziare la fiaba, vale sempre la pena conoscere ciò che di opportuno quella realtà ha da intonare. Vale la pena sapere quanto la storia dell’uomo abbia influenzato un allegorico schema di Propp e le sue interconnessioni.
Come qualcuno ha già osato dire in passato, insomma, è sempre utile conoscere la storia per non doverla ripetere; in questo caso, però, George R.R. Martin la storia l’ha ristampata su schermo, a tratti riprodotta con la meticolosità di un architetto col suo plastico, riproducendo personaggi inconsciamente familiari: gli stessi sui quali ci compiacciamo della rintracciabilità del “cosa”, ma ci arrovelliamo sul tribolato labirinto del “chi”.

E’ qui che la Storia esegue il suo scacco, scoprendo le carte, facendo da rugosa mano che alza il velo sopra al plastico e lavando l’ombra ostruente del “chi”.
Game of Thrones è stato a larghi tratti un vicario della Storia britannica, dalla quale ha estrapolato il consunto per ricavarne il fantastico a fruizione dello spettatore. Un procedimento, questo, inverso a quello guardingo e preventivo sopracitato: a dimostrazione che, in questi casi, la Storia può essere conosciuta anche per essere disarmata, ricalibrata e solo allora riprodotta, laddove può soltanto rischiare di diventare arte.

Ecco i 5 principali riferimenti storici che hanno ispirato Game of Thrones.